Un geometra palermitano sulla trentina, segnato da un'infanzia di miseria e da una madre uccisa dalla fatica di lavare scale per farlo studiare, vive di lavori saltuari. La sua unica luce Giuseppina, una studentessa di Agrigento. Alla morte della madre apprende che lo zio Paolo - fratello del padre, con cui la famiglia aveva rotto ogni rapporto, emigrato anni prima in Argentina - morto lasciandolo unico erede. Per riscuotere deve presentarsi di persona a Buenos Aires. Indebitandosi per il viaggio, parte lasciando a Giuseppina solo un biglietto: torner tra una settimana. Non torner per trent'anni. A Buenos Aires scopre di aver ereditato un impero: oltre 280 immobili, ville, un resort. Ma l'eredit una trappola: firmando, subentrato nei "rapporti" dello zio. Paolo apparteneva a una potente organizzazione criminale, e il nipote - nome pulito, incensurato, italiano - stato scelto come facciata legale. Gli pongono una scelta: rinunciare a tutto e tornare in Italia, o restare e obbedire. Sceglie di restare, non per avidit ma per terrore di tornare povero e invisibile. Comincia la discesa: presta il nome, firma, copre, un gradino alla volta. Il sospetto che lo zio non sia morto di morte naturale lo tormenta, finch capisce che la propria sorte legata a quella di Paolo. Per sapere come mor si avvicina a Renata, l'ex compagna dello zio, fingendo interesse. Ma Renata gioca la sua stessa partita: lo addestra, lo arma di informazioni, e tra i due - mentre ciascuno crede di usare l'altro - nasce un amore vero. Alla morte del vecchio capo, don Saverio, scoppia la guerra di successione tra don Elio e don Cosimo. Conteso come premio, il protagonista scopre dall'assassino stesso - don Elio, che se ne vanta per blandirlo - che fu lui a uccidere Paolo, colpevole di aver tentato di uscire. Alleato con Renata, orchestra la caduta di don Elio sfruttando la propria rispettabilit di facciata: lo fa apparire un traditore, e la macchina lo elimina. Ma la vendetta non lo placa, e il suo stesso talento lo condanna: don Cosimo, ora solo al vertice, lo vede come una minaccia. Il colpo finale: don Cosimo gli rivela che fu Renata a tradire Paolo, consegnandolo per salvarsi la vita. Messa alle strette, Renata confessa: aveva amato Paolo, ma davanti alla scelta tra la vita e l'anima aveva scelto la vita, e da allora si vendicava di chi l'aveva costretta - e lui era stato il suo strumento. Eppure lo ama. Lo avverte che don Cosimo ha deciso la sua morte e lo spinge a fuggire quella notte, lasciando tutto. Non sapr mai se l'ha salvato per amore o per calcolo. Fugge dall'Argentina con una piccola somma, abbandonando l'impero. Ma per paura e vigliaccheria non torna subito a Palermo: vive trent'anni di esilio oscuro nel nord Italia. Solo da vecchio torna in Sicilia e scopre che Giuseppina, che lo aveva atteso a lungo, ha rifatto la vita: ha sposato un imprenditore romano, ha tre figli adulti, serena. La vede da lontano, ride ancora come un tempo, e capisce che la sua diserzione - la colpa pi antica - l'ha salvata da lui. Non si fa riconoscere. Di Renata non sapr mai pi nulla. Chiude la confessione da vecchio, solo, in due stanze umide di Palermo: un uomo che ha avuto un impero e abita due stanze, che non ha mai premuto un grilletto e ha due morti sulla coscienza, sopravvissuto a tutto tranne che a se stesso.
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