Dando vita a "una eco arte davvero progressiva", come la definisce Timothy Morton,
Stefano Cagol ha condotto un esteso progetto multi-sito ai quattro angoli della Terra, tra deserti, giungle primordiali, popoli indigeni e iceberg millenari, guardando al molto prima di noi e pensando al dopo. Immagini video sono scaturite da spedizioni di ricerca e creazione attraverso un metodo fatto di performance seriali in totale solitudine, riflettendo sulle moltitudini, in dialogo e interazione con la natura. "Rappresento un'umanità scaltra, che contempla pezzi resistenti di paradiso e gioca tra equilibrio e un impatto devastante", spiega Cagol, raccontando rituali un po' mistici e sciamanici, un po' punk ed esorcizzanti. Con un fumogeno in una mano e un sofisticato sistema di controllo per drone nell'altra.