Sovrintendere allo svuotamento di vecchi alloggi chiusi da anni, nel quadro di un piano di riconversione edilizia, non è certo un'occupazione avventurosa.
Eppure per Hans Schulz, berlinese trapiantato a Dresda, segnerà l'inizio di un'intricata vicenda dagli eventi imprevedibili che non solo metterà a rischio il suo lavoro e l'armonia familiare, ma lo costringerà anche a scavare nella vita dell'ultimo abitante di quei tuguri fatiscenti, un misterioso sopravvissuto di Auschwitz.
Saranno proprio le poesie lasciate dall'inquilino dell'alloggio 12 a guidarlo nel doloroso cammino verso la verità, lungo quella spietata "tangenziale della geometria del dolore" che darà modo a Hans di fare i conti con la storia e di prendere consapevolezza sia dell'immane tragedia di un popolo sia dei troppi silenzi dietro i quali una nazione cerca di metabolizzare il sentimento di colpa per ciò che è stato.