Con il presente articolo, intitolato Srebrenica. Le verità negate, le Edizioni Aurora Boreale proseguono la ripubblicazione, in formato digitale, di alcune brevi ma incisive inchieste giornalistiche che lo storico Nicola Bizzi realizzò tra il 2013 e il 2014 per il sito Signoraggio.it, fondato dall'avv. Alfonso Luigi Marra. Inchieste ancora oggi sorprendentemente attuali, che andarono a toccare il mondo della politica, nazionale e internazionale, e dell'economia. L'augurio è che tali inchieste possano costituire, oggi più che mai, un utile materiale di confronto e di riflessione, ma anche di documentazione per le nuove generazioni, su diversi nodi irrisolti della nostra Storia più recente e della nostra politica. Srebrenica, una cittadina mineraria e termale della Bosnia orientale, è assurta agli onori delle cronache in tutto il mondo nel Luglio del 1995 in seguito all'eccidio di migliaia di civili, prevalentemente musulmani. Un massacro del quale vennero accusate le forze armate serbo-bosniache, comandate dal generale Ratko Mladic, in quella che al momento era stata dichiarata dall'ONU come zona protetta e che si trovava sotto la tutela di un contingente olandese dell'UNPROFOR. Un'accusa, questa, che avrebbe contribuito non poco ad incrementare, nelle ultime fasi della guerra civile jugoslava, la demonizzazione della parte serba da parte dei media e dell'opinione pubblica occidentale di area NATO, in un delicato momento che precedette i tanto discussi accordi di Dayton. Un'accusa di "genocidio" che avrebbe successivamente costituito uno dei principali capi di imputazione nei confronti del Presidente serbo Slobodan Milosevic da parte del Tribunale Penale Internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) nonché l'emissione di mandati internazionali di arresto nei confronti di Radovan Karadzic (all'epoca Presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) e del generale Ratko Mladic, additati come "criminali di guerra" e successivamente condannati in due momenti diversi dall'ICTY, il primo a 40 anni di reclusione, il secondo all'ergastolo. La Corte Penale Internazionale dell'Aia avrebbe poi applicato la pena dell'ergastolo, nel Marzo 1919, anche a Karadzic, arrestato a Belgrado il 21 Luglio 2008 in circostanze decisamente insolite. Sono entrambi ancora oggi detenuti. Il Presidente Slobodan Milosevic, che in quanto brillante avvocato aveva scelto di difendersi da solo e che stava riuscendo ad essere prosciolto da ogni accusa, morì, come noto, in circostanze mai chiarite (molto probabilmente avvelenato) nel carcere dell'Aja l'11 Marzo del 2006. Qualcuno, evidentemente, ha voluto assicurarsi che non emergessero scomode verità che avrebbero potuto offuscare la "candida" immagine di un Occidente macchiatasi doppiamente ed indelebilmente di sangue. La prima volta provocando, alimentando e foraggiando un pluriennale conflitto fratricida nel cuore dell'Europa; la seconda volta con il criminale bombardamento NATO di Belgrado e della Serbia del 1999. Ma qual è la verità? Questa inchiesta del 2014 ha portato alla luce tante nuove possibili risposte.
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