Qual ? il modo migliore di sfuggire ad una realt? che non ci soddisfa? La finzione, naturalmente. Da bambini siamo stati tutti pirati, principesse, guerrieri, maghi, sirene. Poi siamo cresciuti e pian piano, entrati nel vortice di mille impegni con la smania di diventere adulti, abbiamo messo da parte le favole e con esse i nostri poteri magici. Anno Domini 2020: con la primavera alle porte, ci ritroviamo tutti chiusi nelle nostre case per colpa di una pandemia. Ed ecco che tornano allora l'attesa e lunghe giornate vuote, che sono in genere esclusiva dell'infanzia, tele bianche che la noia (quella buona, quella che d? l'impulso alla creativit?) ci spinge a riempire. Il paradosso ? che in questi racconti la finzione non ? nient'altro che la banale, ordinaria realt? di tutti i giorni, la famigerata routine da cui ognuno di noi almeno una volta ha desiderato evadere, che porta di tanto in tanto a domandarsi se era davvero questa la vita per cui da bambini non vedevamo l'ora di crescere. Chi avrebbe mai pensato di doverla un giorno rimpiangere? Forse era proprio necessario scendere per un po' dalla giostra e riprenderci il Tempo. Per sognare, per giocare, per inventare, per aspettare. Per restituire il giusto valore alle cose. ? sempre la fantasia a salvarci: essa ? la chiave che apre ogni serratura.
"Giorno libero. Mentre frullo basilico, olio, parmigiano e una manciata di noci (non avevo i pinoli) per fare il pesto da mettere nell'insalata di farro, il forno mi avverte che le zucchine e le melanzane ridotte a cubetti dovrebbero essere gi? cotte. Sul tavolo sono allineati piattini e contenitori vari: devo trovare la combinazione giusta per far entrare tutto nel cestino da picnic, una specie di puzzle insomma. Solo che in pi? devo stare attenta che la macedonia di fragole non si trasformi in marmellata, anche perch? non c'? il pane su cui eventualmente spalmarla".