Come chiedere, guardando cadere la pioggia, quale goccia sia la pioggia.
In una citt della pianura che d'inverno sprofonda per settimane nella nebbia, Elia restaura fotografie. Il suo mestiere fermare sulla soglia la seconda morte dei volti - quella che arriva quando l'immagine sbiadisce - e nessuno sa meglio di lui una verit scomoda: restaurare non ritrovare ci che c'era. deciderlo.
Poi, un giorno, fra le sue mani finisce uno scontrino con il nome di una donna che non ha mai conosciuto, e un dolore che non gli appartiene. Elia comincia a ricordare vite che non ha vissuto, a piangere per una sconosciuta, a sospettare di non essere uno solo. A duecentottanta chilometri di distanza, altri due uomini si svegliano con i suoi stessi ricordi.
Quello che scopre non un mistero da risolvere, ma un abisso da attraversare: e se non esistesse nessun originale di cui essere copia? E se il vero s fosse soltanto il bianco della tela sotto la vernice?
Quale goccia la pioggia un romanzo sull'identit e sulla memoria che avanza per quattro domande:
Sono uno o sono molti?
Si pu cambiare ci che si ricorda?
Sono io quello vero?
Cosa muore, quando muoio?
Con una prosa bassa e sensoriale - la nebbia, la luce d'ambra, l'odore di pietra bagnata - che ricorda la ricerca di Robert Pirsig, il libro accompagna il lettore fino al punto in cui le domande stesse si sciolgono, come una goccia nella pioggia. E dove resta, saldo e sorprendente, l'unico gesto che fa di qualcuno qualcuno: non venire prima, ma tenere a qualcosa.
Un romanzo breve e limpido, per chi ama Kazuo Ishiguro, Jos Saramago e le storie che usano un'idea vertiginosa per parlare, in fondo, di ci che ci rende umani.