Un certo uomo assomiglia in tutto agli altri...Cos scriveva Victor Hugo, come se avesse gi intravisto Gabriel molto prima che Gabriel nascesse. Un ragazzo che cammina tra gli altri, silenzioso, invisibile, con il passo di chi non vuole disturbare l'aria. E nessuno - nessuno - immagina che dentro di lui vive un dolore antico, un animale addormentato che respira piano per non farsi scoprire. La bestia non ruggisce. Non graffia. Non chiede. Si limita a esistere, rannicchiata nel fondo di un baratro che Gabriel porta dentro come una seconda colonna vertebrale. Di quando in quando, per , qualcosa affiora. Una ruga sulla fronte. Un lampo negli occhi. Una nota stonata nell'armonica che suona di notte. Una bolla d'aria che sale dal fondo e scoppia in superficie. poco. Ed orribile. la respirazione della bestia. Ma nessuno la sente. Nessuno tranne Ellie. Ellie, che non ha studiato Victor Hugo, ma conosce il dolore come si conosce una lingua madre. Ellie, che riconosce la bestia non perch la teme, ma perch ne porta una simile dentro di s . Ellie, che vede Gabriel come si vede un cielo pieno di stelle quando si esce da una stanza buia: con stupore, con timore, con gratitudine. E cos , mentre il mondo continua a camminare senza accorgersi di nulla, mentre il Rettore trema, mentre Miller osserva, mentre il branco si sbriciola, qualcosa accade. Qualcosa di minuscolo. Qualcosa di immenso. La bestia, per la prima volta, trattiene il respiro. E l'uomo - l'uomo che assomiglia in tutto agli altri - sente che qualcuno lo ha visto davvero. da qui che comincia la storia. Da un baratro che si apre. Da una ragazza che non distoglie lo sguardo. Da un ragazzo che non sa ancora di essere amato. Da una bestia che, forse, imparer a dormire.
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