Il distillato di un'infanzia genuina, maturato e invecchiato in valigie di plastica, sempre in giro per un mondo in continuo cambiamento; tanti scali, ma senza limiti, di conoscenza, di decenza, di esperienza. L'esercizio di una resistenza che non ha paragoni, nel risalire il grande fiume del nostro tempo, che da mille rivoli scende verso il mare della desolazione e della disperazione, un mare fatto di isole galleggianti, di rifiuti flottanti, che nemmeno il grande Oceano riesce a rigenerare.
Giorgio Bertin ci mostra il main stream del nostro vivere, il flusso della nostra civilt , nella sua versione contro-corrente, quella che nessuno riesce a vedere; che appena si percepisce, rifuggiamo per incoerenza, ripugnanza, conflitto radicale di coscienza. Ma i suoi versi ci catturano, in una vertigine di sensazioni reali, in un vortice di impressioni personali, e scivoliamo tra i sassi lisci e stondati delle sue rime, nel greto di un fiume che ci avvolge, ci scorre intorno, pi trasparente della nostra vita. Qualche bolla di incertezza, qualche rigurgito di razionalit , fino a cedere le armi dell'individualismo e riscoprire che siamo parte di un tutto, e tutti, almeno in parte, colposamente complici; fino a provare un certo desiderio di rileggere e ricominciare.
L'opera dell'autore nel contempo un'implosione di ricordi, di percezioni e di vissuti e un'esplosione di messaggi, di allarmi e di speranze. Un tumore linguistico, fortemente irrorato di significati, che richiede attenzione, analisi, approfondimento, e si possono intuirne gli sviluppi. In questa raccolta c' tutta la forza dell'uomo, la grandezza del suo spirito, la potenza del suo passato, che mette insieme le tessere di una vita e i frammenti di tutte le altre; una sinfonia di immagini, un mosaico di denunce, un'opera d'arte assoluta, prudente e ingenua, travolgente e rigorosa, esaltante e scientifica, come una scoperta.