Questo mondo ? un teatro. Ognuno ? chiamato a fare una parte, bravi attori, pessimi attori non importa: ci si prepara ad entrare in scena, viene assegnato un personaggio, si indossa la maschera adeguata, talmente ben indossata, a volte, che il personaggio diventa persona. Quel volto di cartapesta, lo strato di mascara, a volte solo quei tratti ben marcati ad esagerare uno stato d'animo, una passione intima, un viso semplicemente prestato al teatro. Nessuno all'inizio deve riconoscerlo, si deve seguire solo il filo del narrato,
La maschera non ? trasparente, ? uno strato aggiunto che toglie ogni forma di vita reattiva. Una volta fuori dal teatro restiamo solo con il nome di quei personaggi, ma le loro vere storie? E le vite degli interpreti?
Schopenhauer sosteneva che l'uomo vive soltanto per perseguire un obiettivo e che, una volta raggiunto, ha subito bisogno di prefiggersene un altro, altrimenti ? destinato a spegnersi. Ma l'uomo non ? solo questo, per fortuna. Ha bisogno di guide e le cerca ovunque. I dubbi macerano la sua vita. Capita agli uomini pi? saggi. Non hanno pensieri forti ma deboli.
Diventa preda del disorientamento. Soltanto l'uso della ragione pu? illuminarne la via, aiutarlo ad affrontare le prove pi? difficili. Tutto questo pu? essere rafforzato dalla fede in qualcuno o in qualcosa. In Dio? Dargli un nome non conta. L'importante ? non cedere al buio e ascoltare, diceva Socrate, la voce interiore che guida l'uomo alla felicit?
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