Perch , nonostante due guerre mondiali, decine di milioni di morti e distruzioni senza precedenti, i popoli continuano a ripetere gli stessi errori? Perch la guerra torna ciclicamente a essere considerata una soluzione? E soprattutto: siamo ancora in tempo per fermare questa deriva? Attraverso un'analisi lucida e profondamente umana, l'autore affronta il tema dei conflitti da una prospettiva antropologica e sociologica, andando oltre le letture superficiali e ideologiche. Il libro esplora le radici dell'aggressivit umana, il ruolo dell'identit di gruppo, della cultura e del desiderio di dominio, mostrando come cooperazione e conflitto convivano da sempre nella natura dell'uomo. Le grandi tragedie del Novecento - dalla Prima alla Seconda Guerra Mondiale - diventano il punto di partenza per interrogarsi sulle lezioni mancate della storia e sul perch la memoria collettiva sembri cos fragile. L'analisi si sposta poi sui conflitti contemporanei, mettendo in luce il peso delle risorse, del potere, della propaganda e della manipolazione delle masse. Nella parte finale, il libro si trasforma in una proposta concreta: una riflessione critica sui limiti delle istituzioni internazionali, sull'illusione della sicurezza armata e sulla pace come responsabilit collettiva. Da qui nasce un vero e proprio manifesto per l'umanit del futuro, che invita a ripensare il concetto di nemico, a costruire societ resilienti e a prevenire la guerra prima che diventi inevitabile.
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