Non poesia.
Non prosa.
Non nemmeno un libro.
un atto sacrilego contro ogni forma che voglia contenere l'umano.
"L'Io Spresenzio" una bestemmia lucida, una detonazione di parola che si vergogna di essere lingua. Qui non c' voce, c' voce che implode. Non c' narrazione, c' carne che si decompone in inchiostro.
Questo testo non si legge, si subisce. uno schiaffo dato col dorso della pagina. la pagina che ti legge, ti prende per il bavero e ti urla: "Tu, lettore, sei la tua stessa trappola ".
L'autore? Scomparso. Dissolto. Spresenziato. Lascia solo i resti: visceri tipografici, immagini come ferite, pensieri strappati a met .
Ogni frase un precipizio, ogni parola un taglio netto alla logica. Qui la punteggiatura non serve a capire - serve a ferire.
Non cercate significato: sarete sbranati. Non cercate bellezza: vi croller addosso. Questo libro non consola, non accoglie, non conduce.
Questo libro vi ignora.
Ed l che, forse, comincia a parlarvi davvero.