A volte, per dirsi la verit , bisogna fingersi qualcun altro.
Napoli, marzo 2020. La citt pi rumorosa d'Italia chiusa in casa, e Vincenzo Nocerino, editor, correttore di bozze, cinquantadue anni portati come un cappotto buono, resta senza clienti, senza studio e senza scuse: solo con una moglie che ormai gli parla per bollette, una figlia adolescente che lo studia come un reperto, e una scrivania di mogano che ama da vent'anni di un amore, questo s , corrisposto.
Poi, una notte, un messaggio: una sconosciuta gli chiede lezioni di scrittura. Si firma Roxana, paga puntuale, non vuole videochiamate n fotografie. E scrive frasi che Vincenzo ha gi sentito, molto tempo fa, da una voce che non dovrebbe pi esistere.
Due piani pi sotto, Maria si accorge che suo marito ha ricominciato a ridere. Alle nove di sera, a porta chiusa, per qualcun altro. Un'altra moglie farebbe la scenata, o la valigia. Ma Maria una che di mestiere gestisce le crisi, e ha un difetto professionale che sta per diventare un piano: prima di chiudere una pratica, vuole capirla fino in fondo. Anche a costo di giocare una partita tutta sua, con regole che nessun manuale di matrimonio ha mai previsto.
Comincia cos la quarantena pi affollata di Napoli, dove tutti nascondono qualcosa e nessuno, stranamente, mente mai fino in fondo. Tra una figlia che monetizza l'omert con regolare contratto, un pizzaiolo che concede deroghe sulla lievitazione come un confessore, un investigatore da corso online e un condominio che canta dai balconi, Vincenzo dovr arrendersi all'evidenza che ogni correttore teme: certe pagine non si sistemano con la matita rossa. Bisogna riscriverle. Insieme.
Le parole leggere una commedia sull'amore dopo vent'anni di matrimonio, sui segreti tenuti cos a lungo da diventare mobili di casa, e su quel fenomeno tutto italiano per cui le cose pi importanti, in famiglia, viaggiano per interposta persona: un biglietto, una pizza, una pianta di basilico.
Una storia che ride fino all'ultima pagina. Anche quando, all'ultima pagina, avrete gli occhi lucidi.
Perch le parole hanno un peso. E prima o poi, tutte, tornano a chiedere il conto.