Questa corposa raccolta fa parte di tutto quel magazzino di scritti che sto pubblicando adesso, dopo secoli di cassetto, perché è così che va la vita. Bisogna, ad un certo punto, magari al momento sbagliato, tirar fuori tutto quello che si è covato fino a quel momento. È un po' come diventare adulti anche se, lasciatemelo dire, non è un bell'affare. Le ho definite "poesie della giovinezza" perchè fotografano nel miglior modo possibile quelle che erano le mie istanze libertarie, poeticamente parlando. Ciò non vuol dire che rappresentano un momento specifico del mio apprendistato. Qui sono raccolti molti anni di allenamenti che poi mi hanno permesso di confrontarmi con uno dei miei tutor giovanili: Charles Bukowski. Come ho già detto altrove, Bukowski non è quello delle citazioni su Facebook, è uno scrittore molto completo che, però, brillò eccezionalmente nei racconti brevi, meno nei romanzi, molto saltuariamente nelle poesie. Ma comunque ha rappresentato un passaggio imprescindibile verso la liberazione della parola poetica, quanto meno per il suo indomito spirito votato all'autenticità. Da questo punto di vista la mia silloge qui pubblicata può essere vista sia come un omaggio al maestro sia un abbandono alle sue lusinghe che, ovviamente, ho presto rinnegato per la mia autenticità, esattamente come il suo dettato morale. Infatti è riduttivo considerare la sua poetica come qualcosa di puramente underground, suburbana, relegata ad una stagione letteraria e critica molto definita. Bukowski continua a stupire, a maggior ragione in una società contemporanea che ha elevato il perbenismo e d il politicamente corretto a dogma assoluto. Credo che sia il momento opportuno per rivendicare le proprie istanze individuali, non individualistiche, e la provocazione poetica è uno spazio idoneo a far ciò. È questo il motivo che mi ha convinto a pubblicare finalmente questi versi. Non credo possano essere innovativi, certamente rimandano a qualcos'altro, spesso possono suonare scorretti ma agli inizi di questo secolo maledetto certe cose erano molto, ma molto più normali e normalizzate. Adesso è tutta una farsa, la nostra società occidentale in decomposizione si esprime solo per assiomi votati all'ipocrisia. Ogni cosa è censurabile tranne le banalità innocue. Io faccio la mia parte e voi dovreste fare la vostra.
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