La vita degli altri il secondo capitolo di Eden, un'opera non collaborativa che attraversa, libro dopo libro, i grandi movimenti interiori dell'essere umano infranto. Dopo la Superbia, che ha separato il nome dalla cosa, il corpo dalla totalit , l'altro dal s , questo libro mette in scena la tensione muta dell'Invidia.
Non c' azione, non c' storia. Solo uno sguardo che non smette di osservare, che attraversa case, oggetti, gesti minimi, desiderando una vita che non pu abitare. Ogni frammento una soglia: tra il detto e il taciuto, tra il visibile e il percepito.
Il testo si comporta come una camera sensoriale che vede, ascolta, tocca, ma non interviene. un cinema interiore che non pu diventare film, perch sente ci che non si pu mostrare.
L'invidia qui non rabbia, n confronto: presenza dell'altro come ostacolo e miraggio, impossibilit di essere altrove, altrove come luogo che diventa colpa.
La vita degli altri scritto con un linguaggio che non collabora, che non spiega, che non guida. Il lettore lasciato solo, come chi entra in una casa dove tutto gi accaduto, ma niente stato detto.