La tesi esplora la canzone romana come espressione culturale e archivio vivente dell'identità popolare, in pericolo di estinzione nel mondo globalizzato. In assenza di documenti specifici, l'analisi si estende alla lirica popolare italiana, alla musica colta e alle esperienze dirette dell'autore. Si parte dal rapporto tra economia e fioritura artistica nei contesti storici favorevoli come la Sicilia sveva e la Toscana medicea, fino al ruolo fondamentale della trasmissione orale. Nel primo capitolo si evidenzia il dialogo continuo tra cultura popolare e colta: i cantastorie e i menestrelli diffondevano canti che, migrando da regione a regione, assumevano nuove forme dialettali e melodiche. Viene discusso il concetto di "lirica in volgare", frutto di un travaso culturale tra il popolo e le élite. Il repertorio popolare romano si caratterizza per la satira sociale e la critica al clero, e testimonia influenze esterne assimilate nei secoli. Il secondo capitolo analizza la Lauda, forma devozionale popolare confluita nell'Oratorio rinascimentale. L'influenza di Savonarola a Firenze e di San Filippo Neri a Roma dimostra come la musica popolare potesse trasformarsi in potente strumento religioso e sociale. L'oratorio, con testi semplici e accessibili, contribuì alla diffusione di una spiritualità musicale condivisa anche nei contesti domestici. Il terzo capitolo si focalizza sul belcantismo e sul ruolo dei castrati, spesso provenienti da classi popolari. La loro tecnica raffinata si nutriva delle tradizioni canore popolari, dando vita a un'opera lirica apprezzata dal pubblico anche per le sue radici popolari. Il canto popolare contribuì così a plasmare i codici espressivi della musica colta occidentale. Nel quarto capitolo si riflette sulla tradizione orale della canzone romana e sulla difficoltà di trascrivere fedelmente melodie ricche di melismi e variazioni personali. La trascrizione è solo un appiglio: l'essenza della musica popolare resta nella memoria condivisa. Si mette in luce il ruolo delle classi colte nella formalizzazione di motivi popolari, spesso erroneamente considerati esclusivamente "colti". La tesi si conclude affermando che la canzone romana è un amalgama culturale in cui si intrecciano tradizione locale e influenze esterne. È un'espressione autentica e mutevole di una città crocevia di popoli. Le testimonianze raccolte, come l'intervista al M° Claudio Monteleoni e le trascrizioni da Giorgio Onorato, valorizzano questo patrimonio orale, sottolineando il ruolo attivo dell'interprete nella conservazione di un'identità musicale storica e viva.
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