Juana Romani, il corpo e la patria ? un primo tentativo di riportare alla luce il destino della pittrice italiana Juana Romani, nata a Velletri nel 1867 e morta a Suresnes in una clinica per malati mentali nel 1923. Lo scritto analizza il rapporto della pittrice con l'arte, il proprio corpo e quindi con la patria e il suo paese d'origine. Patria che il mito "simbolista" del Rinascimento e dell'Italia aveva reso come un puro ideale da perseguire. La Romani partecipa regolarmente ai Salon parigini. Le sue opere vengono comprate dallo Stato francese e molti suoi quadri entrano a fa parte delle collezioni private delle grandi famiglie aristocratiche che dominano Parigi, dai Rothschild ai Murat, dai Luynes ai Palmela. ? amica di Henner, Roybet, Armand Silvestre, Carolus Duran, Antoine Guillemet, Feyen-Perrin, Cormon ed ? maestra di pittura di Antoine Lumi?re, padre dei famosi fratelli inventori del cinematografo. La pittrice, nata nella piena povert?, entra nella ?lite dei ritrattisti della capitale francese, ma la sua sensibilit? d'artista e donna, le sue incertezze d'origine, forse stessa fonte del suo talento, unite all'ambiente chiuso e feroce dell'alta societ?, non possono che condizionarla ponendo le basi della follia. I suoi quadri, sparsi nel mondo, frutto di un tormentato percorso personale e artistico, restano i muti testimoni di una personalit? istrionica e attraente, debole e tenacemente patriottica.
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