Il Sarno era ridotto a una spina dorsale di pietra calcarea e rane morte. Da tre mesi il cielo rifiutava di piangere, e la terra si spaccava in crepe profonde come ferite infette.
Gi a valle, nei cortili dell'Universitas, si moriva di sete e di febbre petecchiale. Lass , la paratia di pietra dei baroni tagliava l'acqua come una ghigliottina, deviandola verso i giardini privati dei Pignataro.
Bernardo sal il sentiero lavico stringendo una vanga nodosa. Dietro di lui, tra le canne secche, la piccola Francesca - appena dieci anni - lo seguiva con gli occhi sbarrati, le labbra nere di mosche.
Al confine della propriet , Don Pasquale lo aspettava seduto all'ombra di un carrubo, protetto da due gendarmi. Sbucciava un fico d'india con un coltellino dal manico d'osso.
L'acqua di Dio, Don Pasqu , disse Bernardo, la voce ridotta a pietra che sfrega contro pietra. La bambina sta morendo. Alzate quella paratia. Solo un'ora.
L'acqua del Marchese, rispose l'amministratore, pulendosi la bocca con un fazzoletto di lino. Niente argento per il dazio, niente acqua. La legge chiara.
La legge non fa morire i cristiani url il cafone, sollevando la vanga.
Un calcio di moschetto lo colp in pieno viso. Bernardo croll nel fango. Prima che potesse rialzarsi, lo stivolo di cuoio di Don Pasquale gli premette la nuca, schiacciandogli la faccia nell'unica pozza d'acqua sporca filtrata dalle assi.
Bevi, cafone, sussurr l'uomo della Seta. Bevi finch non crepi.
Nascosta tra le canne, Francesca non url . Ma le sue labbra arse si serrarono in una linea dura come l'acciaio. Impar quel giorno l'odore del sangue mischiato alla terra.
Sei anni dopo, nel 1722, quella terra gridava ancora vendetta. E il giovane avvocato Alfonso de Liguori, in viaggio da Napoli con la sua parrucca incipriata e i suoi codici di legge, stava per camminare dritto dentro l'inferno.