Giorno dopo giorno, come gocce di veleno che stillano nelle vene di un organismo morente, il mondo perdeva la sua vitalit . Non si trattava di un improvviso colpo di cataclisma, di una spettacolare cometa che fendesse il cielo, n di un'esplosione di supernova che spegnesse ogni vita in un batter d'occhio. Era un morire silenzioso, metodico, dall'interno, un processo di decomposizione tanto sottile quanto inesorabile.
La crisi ecologica, come una mano invisibile, si stringeva alla gola del pianeta, soffocandone il respiro, avvelenandone il sangue. La foresta, un tempo verde polmone della Terra, si trasformava in un cimitero di tronchi grigi, e gli oceani, culla di ogni forma di vita, si convertivano in sterili distese tossiche. La crisi economica, come un cancro maligno, corrodeva il tessuto sociale. La ricchezza si concentrava nelle mani di pochi, creando un abisso cos profondo che le grida di disperazione dal fondo non raggiungevano la superficie dell'indifferenza. I legami interpersonali si spezzavano sotto il peso dell'avidit e della paura del domani. La solidariet era diventata una reliquia del passato, e ognuno badava solo al proprio, sempre pi incerto, futuro.
Su questo sfondo si svolgeva il teatro dell'assurdo: la crisi politica. I potenti di questo mondo, un tempo superbi e sicuri del loro potere, ora stavano come bambini smarriti nella nebbia delle proprie ambizioni. I loro decreti suonavano vuoti, le loro promesse si dissolvevano nell'aria. Invece di una soluzione, offrivano solo vuote frasi fatte e reciproche accuse, sprofondando il mondo in un caos e in un'impotenza sempre maggiori. L'esistenza umana pendeva da un filo sottile, senza alcun appiglio visibile, senza via di fuga dal labirinto che essi stessi avevano costruito con tanta cura. Umanamente parlando, in questa oscurit crescente, sembrava che l'umanit avesse firmato la propria condanna a morte, e l'unica cosa che le restava era la lenta attesa della sua esecuzione.
Alle radici di questa cupa situazione covava l'oblio: una malattia dell'anima che, come un ladro silenzioso, aveva derubato l'uomo della sua eredit pi preziosa. L'uomo si era allontanato dal Vero e Unico Dio, da Jahv , Creatore di ogni cosa, Fonte di vita e di verit . Il suo posto era stato preso da effimeri idoli, prodotti della fantasia umana, vuote promesse racchiuse in oro, potere e piaceri transitori. Sul globo era fiorita una rigogliosa, pagana idolatria, la fede in innumerevoli dei inventati, ognuno dei quali prometteva la salvezza, ma nessuno poteva offrirla. L'ombra del culto di Satana, il serpente tentatore fin dalla notte dei tempi, avvolgeva le menti come edera velenosa, oscurando la verit , deformando la moralit e conducendo fuori strada sui sentieri dell'autodistruzione. Sussurrati incantesimi, oscuri rituali, offerte fatte sugli altari della vanit e dell'egoismo: questa era diventata la nuova religione di un mondo morente.