Enea Mancini ha quarantadue anni, un lavoro preciso in un ufficio di vetro a Milano, e una vita che funziona nel senso esatto del termine: puntuale, ordinata, senza attriti.
Poi muore lo zio Renato - un uomo anziano che coltivava zucchine e non aveva mai imparato a usare il cellulare - e Enea si ritrova a ereditare un terreno abbandonato tra le colline: quattromila metri quadri di fango, rovi e un cipresso che nessuno ha piantato, ma che l da trent'anni.
Non c' niente di urgente da fare. Il terreno non chiede niente.
Eppure Enea torna. Prima per le pratiche burocratiche. Poi senza un motivo che sappia spiegare. Nei fine settimana, con il treno delle sette e qualcosa, le mani nelle tasche del cappotto, le scarpe che si sporcano ogni volta di quella terra scura che lo straccio non riesce a togliere del tutto.
Intanto a Milano il monitor dell'ufficio riflette un uomo che sembra presente ma non lo pi del tutto. Una proposta di carriera aspetta una risposta. Una donna che lavora con le piante gli dice cose che non richiedono replica. E lui - che non si mai perso, che sa sempre il passo successivo - si ritrova a non sapere cosa sta aspettando.
Il Peso del Vetro un romanzo sulla qualit del silenzio, sulla distanza tra sapere cosa si fa e sapere chi si . scritto con la precisione di chi misura le cose - i dati, le scadenze, le viti storte nei mobili del corridoio - e scopre che la misura giusta per alcune cose non esiste ancora.
Un libro per chi ha mai sentito che la vita che sta vivendo buona, corretta, funzionale, e tuttavia non abbastanza sua.