"Il Karma è un Coltello" è un libro che non chiede il permesso.
È un viaggio furioso, scritto durante un volo da L'Avana a Roma, dove ogni pagina è una coltellata ben piazzata al cuore del sistema. Il protagonista - un attivista, un dannato lucido, un uomo che ha visto troppo per restare zitto - scrive in prima persona un manifesto di ribellione, scomodo, viscerale, pieno di verità che nessuno vuole sentirsi dire.
Non è tornato in Europa per nostalgia. È tornato per pareggiare i conti. Dopo aver vissuto tra gli ultimi dell'America Latina, tra baracche, lotte e rituali sciamanici, ha capito che il nemico non è là fuori, ma dentro le nostre abitudini. Torna come un angelo vendicatore con la lama affilata: la parola.
Questo libro è per chi non si riconosce nel mondo ordinario, per chi non vuole restare a guardare mentre tutto marcisce. È un urlo scritto con inchiostro nero e nervi tesi. Un pugno nello stomaco per chi si rifugia nella sicurezza. Un omaggio sporco e necessario a Tyler Durden, a De La Boétie, a tutti quelli che hanno avuto il coraggio di smettere di obbedire.
"Il Karma è un Coltello" non redime, non consola. Ma può risvegliarti.
Se sei pronto.