Le grandi monarchie assolute si formarono all'inizio dell'età moderna attraverso un duplice processo di unificazione: unificazione di tutte le fonti di produzione giuridica nella legge, questa intesa come volontà del sovrano e nell'unificazione degli ordinamenti giuridici superiori e inferiori allo Stato nell'ordinamento giuridico statale. Malgrado gli sforzi per imporsi, il sovrano aveva di fronte a sé un regno composto da tanti poteri (clero, nobiltà, città, corporazioni, feudatari), tutti quanti refrattari al potere assoluto. Il costituzionalismo moderno è legato ai principi giusnaturalistici e alle rivoluzioni liberaldemocratiche che nella seconda metà del Settecento contribuirono a fondare la legittimità del potere politico sul consenso dei cittadini e non sulla tradizione e nel diritto divino del re. La Costituzione scritta non solo serviva per impedire la formazione di un governo arbitrario, ma doveva essenzialmente instaurare un governo limitato in modo da garantire i diritti di libertà e proprietà dei cittadini e per mettere il governo nella condizione di non poterli violare. Per Locke il problema non consiste quindi nell'affidare il potere al sovrano in modo da garantire la pace sociale, ma al contrario quello di limitare i poteri del sovrano in modo da garantire il pacifico godimento dei diritti conquistati, in primo luogo il diritto di proprietà che diventa il fondamento materiale dell'indipendenza e della libertà della borghesia.
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