Sua madre tiene un cassetto chiuso a chiave da trent'anni.
Napoli, 1648. Prudentia Gentileschi dipinge accanto ad Artemisia da quando aveva sette anni, e i committenti che entrano in bottega chiedono ancora un Gentileschi intendendo sempre la madre.
Un pomeriggio in cui la casa vuota, Prudentia forza quella serratura. Dentro ci sono i verbali di un processo del 1612 che Roma ha dimenticato in fretta: un maestro di prospettiva, una ragazza di diciassette anni, e un tribunale che, per verificare se la parte lesa dica la verit , le stringe i lacci attorno alle dita.
Questo l'anello che mi dai, e queste sono le promesse.
Da quel pomeriggio Artemisia comincia a lasciarle pagine sotto la porta, un pezzo alla volta: Firenze e l'Accademia, i quattro bambini sepolti, Galileo, i debiti, Londra, un padre che chiede scusa con trent'anni di ritardo. E una cosa che non ha mai raccontato a nessuno, e che tiene per ultima.
Tutti guardano quella mano ferma sull'elsa e leggono una donna che non trema. Madre e figlia sono le uniche due al mondo a sapere come si dipinge davvero un gesto simile: si trema, e lo si fa comunque.
Il romanzo di Artemisia Gentileschi, raccontato a due voci: la sua, e quella della figlia che scopre chi sua madre a trent'anni suonati.
Artemisia Gentileschi ha cinquantaquattro anni, una bottega su via Toledo, un nome che mezza Europa riconosce e una figlia che dipinge meglio di quanto lei stessa dipingesse alla sua et . Ha anche un cassetto chiuso a chiave, un polso con una cicatrice di cui ha raccontato tre versioni diverse, e una vita intera di silenzio.
Nella primavera del 1611, a Roma, il maestro di prospettiva che suo padre le aveva portato in casa l'ha violentata. Il processo che ne seguito, otto mesi davanti al tribunale del governatore, tutto negli atti: l'esame delle levatrici, la donna che avrebbe dovuto sorvegliarla e che testimonia contro di lei, i falsi testimoni della difesa, e i lacci della sibilla stretti attorno alle dita dell'accusatrice, non dell'accusato, per verificare se la sua versione reggesse anche sotto tortura. Tassi fu dichiarato colpevole e condannato all'esilio. Non lo scont mai. Rest a Roma a lavorare.
Il romanzo alterna due voci. Artemisia scrive di notte, alla luce di una candela, per lasciare alla figlia la sua storia intera: Roma, Firenze, Venezia, Napoli, Londra. Prudentia, dal giorno in cui forza quel cassetto, prova a diventare una pittrice con un nome proprio: una bottega tutta sua, una calunnia da smontare davanti a testimoni, un uomo che la ama a condizione che chiuda l'insegna. Le due storie corrono insieme, in una Napoli appena uscita dalla rivolta di Masaniello, fino agli ultimi anni di Artemisia e alla peste del 1656.
Giuditta non trema un romanzo su una violenza e su un tribunale, ma soprattutto sugli anni che vengono dopo: che cosa significa sopravvivere a una cosa del genere senza esserne guariti, un mestiere imparato macinando colori a sei anni, e due donne con lo stesso nome che impiegano una vita intera a dirsi la verit in faccia, fino all'ultima pagina, quella che Artemisia ha tenuto per s pi a lungo di tutte.