Milano, 2015 - "Agli angoli infiniti di una piazza si muove la plastica lucida dello sfarzo, e i negozi troppo grandi e vuoti per contenere alcunch? o commesso o merce o persone, posati l? appositamente, forse, come monili. Brilla morgana nella scioltezza compatta e spessa della sera tramontante, fra le guglie storiche asfittiche ed il multicolore universo etnico che entusiasticamente vi si sfalda. Quanto ? grande questo spazio e quanto abitato dai passi veloci non residenti! Quanto solo e quanto riflette la solitudine! Tutto appare come intoccabile, cos? come invivibile, conservato per rispetto lontano dall'esistere, in una sfera a s?; o forse semplicemente morto? Morto o irreale? Ci sono scale bianche sotto al pianto a goccia arancio del cristallo, abiti ed indumenti intrecciati in un ordine fotografico a molti zeri, profumi e odori di profumo, mischiati quelli sulla pelle a quelli ancora o per sempre in vetro. Automaticamente si sale o si scende su scale che salgono, o scendono, loro stesse. Ogni posto lasciato ? un addio, come chiudere gli occhi e perdere per sempre l'istante campionato, la sua crominanza funzione di tante prospettive da essere irriproducibile...".Milano, 2021 - Questo libro ha dormito nel suo cassetto digitale (un account di cloud storage premium), per anni: almeno dieci. Un giorno di inizio primavera, uno dei tanti giorni che la pandemia ci costringe a trascorrere nei nostri antri poli-luogo, ? successo qualcosa. La pi? semplice delle cose ha mosso una corda: volevo ordinare la mia stanza-ufficio, quasi con la speranza l'indomani sembrasse diversa (una sorta di trasferta ai tempi del covid). Apro l'armadio, guardo l'ultimo scaffale, quello pi? alto. Uno scatolo di stivaletti: le Timberland viola. Le ho portate con me, due anni fa, quando mi sono trasferito da Napoli. Inscatolandole, durante il trasloco, pensai "ho fatto bene a resistere alla tentazione di indossarle. Milano ? la capitale della moda! Saranno perfette per le serate nei bar dei Navigli, per le passeggiate attorno all'ipochilometrico quadrilatero della moda, per un'occasione speciale, magari anche di lavoro, ch? l'elegante-ossimoro-casual l? ? di tendenza". Le Timberland viola. Apro lo scatolo, l'etichetta ? ancora attaccata al terzo buco dei lacci, che sono ancora nel loro involucro plastico soffocato dall'ipersigillo. Guardo lo stivaletto di sinistra, ? perfetto, intonso, controrilucente esattamente come era sullo scaffale del negozio del corso Umberto I. Lo sollevo dallo scatolo. Pesa incredibilmente. Quanto pesa! Pesa come nessuno stivaletto pesa pi?. Sono diventate vecchie. Nuove-vecchie. Scomode. Anzi, non indossabili.Ho atteso l'occasione giusta per indossare le Timberland viola tanto a lungo che l'occasione non c'? pi?, che neanche pi? mi piacciono. L'attesa ? diventata impossibilit?.Prendo l'ascensore, mi faccio coraggio, scendo (ho la mascherina? S?, ho la mascherina), attraverso e percorro 200 metri fino al cesto di raccolta degli abiti usati. Tum!Risalgo a casa (ho dimenticato persino l'autocertificazione), accendo il mac, apro il cloud storage premium, doppio click sul libro nel cassetto digitale. Ora, se qualcuno di voi sta leggendo tali righe, probabilmente ho evitato che un altro "poi" diventasse un "mai".
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