Non c' stata nessuna guerra.
Nessun collasso.
Nessun giorno zero.
Il mondo funziona. Perfettamente.
Le citt sono ordinate, i sistemi efficienti, le decisioni rapide.
Ogni cosa sotto controllo.
Ogni problema ha una soluzione.
Ogni emozione... una gestione.
in questo mondo che Alessandro si sveglia, dopo dodici anni.
Non trova macerie. Non trova caos.
Trova un sistema che ha imparato a funzionare senza di lui.
E, soprattutto, senza bisogno di sentire.
Le parole sono cambiate.
Il dolore diventato "impatto".
La perdita diventata "riassetto".
Le persone sono diventate "profili compatibili".
E Dio?
Dio morto.
O forse solo diventato irrilevante.
Mentre tutto scorre senza attrito, Alessandro continua a vivere, lavorare, adattarsi.
Non si ribella. Non si oppone.
Fa quello che tutti fanno: funziona.
Ma qualcosa non torna.
Un ricordo che insiste.
Una presenza che non si allinea.
Una crepa minuscola in un sistema perfetto.
E pi il mondo si stabilizza, pi diventa chiaro che il problema non ci che stato distrutto...
ma ci che stato eliminato senza fare rumore.
"Dio morto" non un romanzo sulla fine del mondo.
un romanzo su ci che resta quando il mondo decide di non finire.
E la domanda non se Dio esista ancora.
La domanda
quanto di te ancora vivo abbastanza da accorgersene.