L'odore della pioggia sui tigli e il ricordo pungente della camelia appassita. cos che rammento i giorni che precedettero la fine. Villa Doss non era mai stata un luogo di allegria spensierata, ma in quel periodo un'ombra pi densa del solito si stendeva sui suoi muri di pietra antica. David, mio padre, camminava per le stanze come un re in esilio, la fronte aggrottata da pensieri che nessuno osava disturbare. La sua tisana della sera, un rito che credeva innocuo, divenne il calice di un destino gi scritto.
Fuori, il vento ululava come un'anima persa tra gli alberi centenari del parco, e ogni scricchiolio del legno pareva una voce bisbigliante dal passato. La casa custodiva segreti antichi quanto le sue fondamenta, una storia di gelosie, tradimenti e un'eredit rubata che, quarant'anni prima, aveva gi macchiato di sangue il nome dei Doss.
Nessuno di noi, in quella fatidica notte, avrebbe potuto immaginare che i fantasmi di un delitto dimenticato si sarebbero materializzati, non come sussurri nel vento, ma con il fragore assordante di un corpo che cade e il tintinnio di un bicchiere che si frantuma. Villa Doss era pronta a reclamare il suo prossimo tributo. E noi eravamo tutti l , ignari attori su un palcoscenico dove la verit , crudele e inesorabile, stava per andare in scena.