Max Olitz scrive per necessit?. I suoi personaggi lo assillano, lo tormentano: deve liberarsene, come da fluidi corporei che altrimenti lo avvelenano. In lui il bisogno di scrivere non sorge per soddisfare il lettore. Le sue storie sgorgano piuttosto da un'urgenza quasi fisiologica. Anche se Olitz scrive essenzialmente per s? stesso, si ? deciso a pubblicare una scelta di sette dei suoi racconti. La raccolta prende il nome da uno di questi, "Chiuso dentro", che narra la storia di Mauro Flocci, la cui vita subisce una dolorosa svolta a seguito di un ictus che lo riduce in una condizione definita sindrome Locked in. Pur essendo perfettamente cosciente, Flocci non ? in grado di comunicare con l'esterno. ? a tutti gli effetti chiuso dentro nel suo corpo. Il racconto si muove lungo le vicende del paziente, vissute anche attraverso gli occhi di Michela Ferri, una specializzanda cui viene affidato il caso. Con un gioco di ruoli che rimane ambiguo, sino alla fine.Il secondo racconto, "BZ166", si ispira al disastro aereo di Verona. Il 13 dicembre del 1995 un Antonov diretto a Timisoara precipita meno di un minuto dopo il decollo. Muoiono 49 persone. Il cuore di "BZ166" pulsa tutto nell'arco di poche ore, in cui le negligenze umane e gli imperscrutabili capricci del caso si intrecciano in modo implacabile. Mentre "Chiuso dentro", per quanto plausibile, resta un esercizio creativo, nel disastro di Verona Olitz ha perso un amico, fatto che inevitabilmente ne amplifica il coinvolgimento emotivo."Il primo giorno di scuola" e "L'ultimo giorno di scuola" sviluppano soggetti semplici (il primo sotto forma di quattro variazioni su un tema dato), solo all'apparenza poveri di potenzialit?."Raccontrappunto" narra le vicende di un giovane musicista, la cui vita si intreccia finemente con le opere di Johann Sebastian Bach e il significato ultimo della creativit?, qui rappresentata da una delle sue massime espressioni, l'Arte della Fuga. "Raccontrappunto" ? la storia del tentativo quasi ossessivo di completare l'ultimo dei suoi brani, lasciato incompiuto da Bach."Racconto Autonarrante" ha quasi lo spessore di un romanzo e, a prima vista, potrebbe far pensare a un thriller. La protagonista, Rachele Frimi, viene assunta nelle Sante Libertine, una compagnia di problem solving in cui lavorano solo donne. Viene assegnata al gruppo che si occupa di sintesi narrativa, programmi che scrivono racconti e romanzi. In parallelo le viene affidato un caso che inizialmente trova noioso, ma che poi assorbir? tutte le sue energie: determinare l'identit? della donna sepolta nella tomba di Galileo Galilei a Santa Croce. Ci? la porter? a indagare su alcuni documenti scomparsi durante il processo dell'Inquisizione. Qualunque fosse il loro contenuto, questo doveva essere di importanza straordinaria e potenzialmente destinato a sconvolgere parte della controversa vicenda. Tanto da non essere rivelato nemmeno quasi un secolo dopo, quando i resti dello scienziato pisano vennero traslati dalla loro collocazione provvisoria al sepolcro voluto e progettato dal suo ultimo allievo. Frimi si convince che la chiave per risolvere il problema si trovi proprio nel monumento funebre. Ma non si rende conto che, in realt?, sta tentando di risolvere il problema sbagliato. L'ultimo dei racconti, "Autodistruzione", ? l'unico a non essere stato concepito durante un laboratorio di scrittura. In esso Olitz lancia una sfida al lettore ma, in fondo, anche a s? stesso.In seconda di copertina si legge "Credo di essere uno scrittore ma sono solo il personaggio di uno dei miei racconti". Olitz ne chiarisce il senso in un'intervista. "Il mio psichiatra sostiene che io sia affetto da quello che viene indicato come disturbo dissociativo dell'identit?. In effetti, vi sono dei momenti in cui non percepisco la differenza fra la mia vita e quella dei miei personaggi. Non ? una bella sensazione, te lo garantisco. In realt?, io sono il personaggio di uno dei miei racconti."
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