LUI -Venne il momento dell'addio ci fu un bacio un bacio dato con amore in cui dentro c'era tutta la tenerezza dei momenti che avevamo passato assieme e le tue parole furono semplici un "Ti amo" e subito dopo: "Non farti ammazzare, se ti devono uccidere si devono mettere in fila perchè sarò io la prima ad ammazzarti! Ne stiamo passando di cotte e di crude, ora che finalmente potevamo stare vicini e te ne devi andare" Era per qualche giorno, mi avresti raggiunto, lo sapevi anche se le carte dicevano che i guai si stavano addensando, la spada in mano alla giustizia era pronta a tagliare. La carta VIII dei Tarocchi era emblematica. Ma questi miei pensieri era meglio non li sapessi anche se ne avevamo parlato. LEI - Ti vidi salire su una grossa Jeep a fianco dell'autista, dietro a voi tutta una colonna di autotreni pieni zeppi di derrate alimentari, tende adatte ai climi invernali e capi di abbigliamento. Il campo lentamente si svuotò e mi trovai li sola sul piazzale mentre guardavo i cancelli che si chiudevano una volta che passò l'ultimo mezzo. Rientrai, mi veniva da piangere e nello stesso tempo una forma di gelosia sorda serpeggiava in me, chi avresti trovato? Non lo sopportavo e proprio mentre ero con questi pensieri da una parte squillò il telefono e... Non mi aspettavo una telefonata simile, era il colonnello che cercava di me. Non lo conoscevo bene come persona, ma da quel poco era terribilmente schietto e andava al punto della situazione. "So che il commissario è partito e che lei ora è sola, e so anche che lei è psicologa e mi serve la sua consulenza." Era andato al sodo immediatamente, parlava di una consulenza, ma cosa intendeva per consulenza, mi spiegò a grandi linee il fatto: "Ci sarà una riunione con i capi del luogo. Sono sicuro che chi parlerà e darà i pareri non è il "Puparo" Chi comanda sappiamo che è nel gruppo e abbiamo bisogno di individuarlo e lei con la sua esperienza di psicologa cercherà di venire a capo della cosa, non ho nessuno qui che mi possa aiutare, non mi rimane che lei, se la sente?" Certo da una parte mi faceva un complimento e dall'altra mi trattava come un resto ma considerando che ero sola per almeno tre giorni ecco che dissi subito di si, e poi era il mio lavoro e quello lo sapevo fare discretamente bene. Non sapevo neanche dove ci sarebbe stata questa riunione e la cosa mi lasciò molto perplessa, sapevo che il colonnello non era in Serbia, questo era un dato di fatto se no lo avremo incontrato alla cena che avevamo avuto in ambasciata. Al mio assenso ecco che lo sentì rilassarsi e: "Si tenga pronta per domani sera le spiegherò tutto" Gli eventi si stavano muovendo e le carte avevano ragione. La bilancia era in bilico e la spada era pronta a dividere lui il commissario da una parte e Andrea dall'altra ma detta così le cose sarebbero state semplicissime e invece si sarebbero aggrovigliate ancora di più. Fino a quel momento le carte del sogno erano esatte lo pensai tra me e me. E proprio in quel momento bussarono alla porta. Non aspettavo gente ma da dietro il battente sentì la voce dell'autista che ci era venuta a prendere in aeroporto. "Sono io Olga apra dottoressa le ho portato un regalo" Aprì e me la trovai davanti a me, aveva un cappotto di pelle, con un magnifico vestito ma quel vestito aveva una particolarità, attaccata all'altezza della spalla aveva una spilla come la mia... E in quel momento capì molte cose. Ci abbracciammo come due vecchie compagne di studio anche se era la prima volta che ci vedevo in privato e mi vennero in mente le parole della nostra padrona di casa in Martinica, "Ricorda, siamo in tante e in qualunque posto della terra ti troverai ci sarà sempre una compagna che ti potrà dare aiuto se tu lo chiederai"
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