Al suo arrivo, vide il nuovo carcere dai fori della parete del blindato che lo trasportava. Poi lo vide da dentro le mura e gli sembr? ancora pi? brutto.
Il pesante portone scrostato e umido si chiuse come le fauci di una belva su una preda ed emise un rugginoso scricchiolio. Il SenzaDio scese dal blindato sul cortile interno del carcere con le manette ai polsi. Fu subito colpito da una ventata di freddo sul viso e il gelo gli punse le labbra. Si guard? intorno. Lasci? vagare lo sguardo e vide muri possenti con in cima alti vetri blindati. In ogni angolo del muro di cinta c'era una torretta con dentro una guardia armata. Al centro, c'era un alto e massiccio edificio.
Il SenzaDio cap? subito che quella doveva essere la "Prigione delle scimmie".
Ne aveva sentito parlare e pens? che in quel carcere sarebbe stato difficile sopravvivere perch? le guardie facevano combattere i detenuti fra di loro. Poi avvert? sulla pelle l'inconfondibile puzza di ogni prigione in cui andava. Era l'odore di dolore.
Apr? la bocca verso il cielo e ingoi? con avidit? l'aria pulita del mattino. Poi not? il cielo coperto da una foschia umida e bagnata. Sembrava che il cielo stesse piangendo perch? era coperto da un velo di nuvole grigie.
Le guardie della scorta lo guardarono con occhi cupi. Gli intimarono di muoversi. Una di queste tese leggermente la catena attaccata alle manette. Il SenzaDio lo fulmin? con un'occhiata e non mosse un muscolo. Rimase fermo come un macigno e trattenne a stento un sorriso. Continu? a fissare il cielo come se niente fosse. Lasci? trascorrere qualche secondo. Poi guard? le guardie senza vederle e, ad un tratto, sorrise a se stesso. Volt? le spalle. Si mosse. E, a grandi falcate, quasi trascinando le guardie, entr? nella porta spalancata davanti a lui, portandosi dietro il suo Angelo.