Acqua verde è la saga di una famiglia siciliana - tre generazioni di Italo-Americani - ma è soprattutto il racconto del meraviglioso rapporto fra un uomo di ottanta e più anni e un bambino di otto o nove anni o poco più, Lorenzo e Pepo Ginestra, rispettivamente nonno e nipote. Veri sono i fatti, i personaggi, gli animali e perfino le pietre. Il camino, che in passato serviva per preparare i cibi, si accendeva solitamente nelle giornate invernali. Si mettevano ad ardere dei tronchi d'ulivo per alimentare il fuoco che durava l'intera giornata. La famiglia si piazzava a semicerchio davanti alla fiamma, mentre Lorenzo cominciava uno dei suoi cunti; ne conosceva un'infinità, perciò c'era sempre una storia nuova. Pepo, il nipote, pendeva dalle sue labbra. E quando il nonno con le parole "e tutti vissero felici e contenti" metteva fine al racconto, non c'era volta che il bambino non chiedesse: n'autru, n'autru cuntu. Per oggi basta, rispondeva Lorenzo che nel frattempo si era messo a fumare.Se la giornata era chiara, Lorenzo prendeva immancabilmente la strada di campagna, diretto a "u locu", come familiarmente chiamavano Acqua verde, la terra con la vigna e la casa che i Ginestra possedevano da sempre e dove, inverno o estate, autunno o primavera che fossero, Lorenzo Ginestra passava le sue giornate. E qui Pepo lo raggiungeva quando era libero da impegni scolastici. Erano i primi anni cinquanta e frequentava le Elementari.«Noonno, nonnò» gridava appena lo scorgeva da lontano. Lorenzo alzava gli occhi e aspettava che il nipote si avvicinasse. «Il sigaro» sorrideva Pepo, mentre glielo porgeva. Il nonno gli arruffava i capelli e gli sfiorava la faccia con le dita, prima di mettersi ad armeggiare con la pipa di terracotta nel cui fornello sbriciolava un pezzetto di Toscano. Dalla cannuccia ricurva stretta fra i denti, miracolosamente presenti, aspirava ampie boccate di fumo che liberava a ritmo costante da un angolo della bocca.Quelli della pipa erano i momenti di riposo e quelli in cui Lorenzo parlava al nipote del suo passato, della gente che aveva conosciuto, della guerra in Africa, del paese, dell'America e di New Orleans in particolare, dove aveva vissuto gli anni più belli della sua vita, come diceva.Nelle prime ore del pomeriggio, arrivavano i contadini del vicinato e cominciavano i racconti della Grande guerra. Parlavano del Piave, di Caporetto, del Carso, dei camminamenti senza fine, della vita nelle trincee e delle tante battaglie - soltanto quelle vinte. L'America e la guerra non erano i soli argomenti di discussione. Molto spesso il discorso cadeva sui fatti di sangue - tanti - che avevano avuto come teatro le campagne e i boschi di Vallerosa. Di queste storie si parlava sotto voce e a mezze parole, con frasi dette e non dette per non esporsi troppo e sicuramente per non farsi capire da donne e bambini. Un pezzo alla volta però, Pepo riuscì a ricostruire le storie e a identificare i personaggi. In Acqua Verde è scritto delle partenze, dei ritorni, degli insperati ritrovamenti, dei ricordi che per tre generazioni si sono sgomitolati nella storia di una famiglia siciliana: quella dei Ginestra. È un viaggio nella memoria, un ritorno alle radici, ai luoghi e agli affetti che furono del nonno e del padre e che diventarono di Pepo, l'ultimo Ginestra migrante e protagonista del romanzo. Un racconto a tinte antiche, dai toni romantici e talora epici, tipici di quell'odissea che fu di ogni emigrante ed è, in fondo, di ogni uomo comune in lotta con le piccole e grandi sfide della vita. L'emigrazione e l'America diventano cornice e sfondo della vita di un piccolo centro siciliano, Vallerosa, con le vicende umane dei suoi abitanti che s'intersecano in un tutt'uno con il sogno del Nuovo Mondo e il miraggio del ritorno.
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